Report Mediaddress Giornalisti e uffici stampa 2026
Quali sono gli errori che un addetto stampa non deve commettere con i giornalisti?
Lo abbiamo chiesto a circa 800 giornalisti europei nell’ambito della ricerca Giornalisti e uffici stampa 2026: quasi il 90% non vuole follow-up non richiesti, più della metà giudica irrilevanti almeno due su tre dei comunicati che legge, e il 70-80% mette in blacklist i mittenti con contenuti troppo promozionali o non pertinenti.
Mediaddress
27/04/2026
Il dato più significativo: su 100 comunicati inviati, solo 11 risultano utili al giornalista destinatario. Gli altri 89 vengono scartati per scarsa pertinenza o perché, anche se letti, non contengono nulla di utilizzabile.
A questo si aggiunge il follow-up non richiesto, che il 42% cita tra i motivi per inserire un ufficio stampa in blacklist, e il volume: quasi il 44% riceve più di 50 comunicati al giorno.
Nell’ambito della ricerca Giornalisti e uffici stampa 2026 abbiamo rivolto ai giornalisti questa domanda aperta: “Qual è il peggiore errore che può commettere un addetto stampa nella relazione con i giornalisti?” Quello che segue nasce dall’analisi di quelle risposte.
Telefonare per confermare la ricezione, mandare lo stesso testo più volte, contattare su canali multipli in sequenza: nelle risposte aperte compaiono parole come “stalking”, “perseguitare”, “tormentare”. Una risposta riassume tutto: “se mi interessa lo vedo già dalla tua email, se non l’ho letta non so di che parli”. Il follow-up non richiesto non è una pratica da limitare, è un errore da non commettere per il 76% dei giornalisti intervistati.
Cosa fare invece: usa strumenti che ti dicono se il comunicato è stato aperto, senza dover chiamare nessuno.
Mandare comunicati fuori dal perimetro editoriale del destinatario, non sapere per quale testata scrive, non aver mai letto un suo articolo: “non aver idea del magazine su cui lavoro e mandare contenuti non pertinenti”. Chi combina questo errore con l’insistenza produce la forma più compiuta di incompetenza professionale.
Cosa fare invece: prima di costruire la lista, studia a chi scrivi. Inviare a meno persone, ma a quelle giuste, produce più risultati.
Non rispondere a richieste di approfondimento, essere irraggiungibili, far saltare le scadenze redazionali: “negarsi o essere filtro bloccante non cooperante”. L’addetto stampa silenzioso non è percepito come fastidioso, è percepito come inutile.
Cosa fare invece: se non riesci a rispondere subito, comunica almeno quando potrai farlo.
Richiedere esplicitamente la pubblicazione o esigere conferma dell’uscita viene vissuto come un’offesa all’autonomia editoriale: “pensare che io sia un loro dipendente”, “trattare il giornalista come un semplice megafono dell’azienda”.
Cosa fare invece: costruisci la relazione un passo alla volta, punta sulla pertinenza senza mai darla per scontata, mettiti a disposizione del giornalista, annota ogni dettaglio delle interazioni che avete avuto e precedi il comunicato con un breve paragrafo dedicato ad alimentare la relazione. Le buone maniere e l’attenzione per l’interlocutore pagano sempre.
WhatsApp è spazio personale: usarlo senza consenso è una violazione di questo confine. I dati confermano la gerarchia: il 96,4% dei giornalisti preferisce l’email.
“Essere meno preparato del giornalista sull’argomento che propone” è vissuto come un paradosso umiliante, non come una semplice mancanza tecnica. Chi propone un tema dovrebbe padroneggiarlo almeno quanto chi lo tratta professionalmente.
Mediaddress è la media contact suite all-in-one per chi fa ufficio stampa in modo professionale: database giornalistico, costruzione di mailing list, invio comunicati e reporting in un’unica piattaforma.
Report Mediaddress Giornalisti e uffici stampa 2026
Secondo la ricerca Giornalisti e uffici stampa 2026, condotta su circa 800 giornalisti europei, è l’insistenza post-invio. Quasi il 90% non vuole follow-up non richiesti.
I giornalisti sono chiari: il 76% vuole essere contattato solo su richiesta, il 13% addirittura mai. Il 46% considera il follow-up non richiesto il peggior errore che può commettere un addetto stampa e il 42% punisce l’insistenza nei solleciti con l’inserimento in blacklist.
Tre pilastri emergono dalla ricerca Giornalisti e uffici stampa 2026: pertinenza dei contenuti, rispetto dell’autonomia editoriale e reattività. Come ha risposto un intervistato: “La relazione richiede fiducia, trasparenza, tempi certi e contenuti affidabili.”
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