Guide e report
Perché la maggior parte dei comunicati stampa viene ignorata?
Perché il comunicato viene spedito ai giornalisti sbagliati. Secondo il report “Giornalisti e uffici stampa 2026”, prodotto intervistando 800 giornalisti europei, 89 comunicati su 100 vengono ignorati perchè non pertinenti.
Mediaddress
17/06/2026
Un comunicato stampa può essere perfetto (titolo efficace, attacco chiaro, notizia genuina, dati accurati) e finire comunque nel cestino. Perché? Perché è stato inviato al giornalista sbagliato. Sembra banale, vero?
Eppure il report “Giornalisti e uffici stampa 2026” fotografa un gigantesco problema di targeting: su 100 comunicati inviati, solo 11 risultano utili al giornalista che li riceve, mentre gli altri 89 vengono ignorati.
Ecco 5 consigli, con numeri emersi dal report, per costruire mailing list precise e raggiungere i giornalisti giusti.
L’errore più diffuso è pensare che le probabilità di pubblicazione dipendano dal numero di giornalisti raggiunti. È vero il contrario. La logica della quantità risulta estremamente penalizzante:
Oltre a non ottenere più pubblicazioni, ti sei precluso l’accesso futuro all’attenzione dei giornalisti che smettono di considerarti una fonte autorevole.
Il criterio guida deve essere uno solo: ogni contatto deve avere una ragione specifica per ricevere quel comunicato. Non “copre economia” in senso lato, ma “scrive di startup e innovazione nel settore manifatturiero”.
I tre criteri con cui un giornalista valuta un comunicato sono, nell’ordine:
Il dato sugli 89 comunicati su 100 che vengono ignorati non deve scoraggiare:
I giornalisti non possono fare a meno dei comunicati stampa. Bisogna solo lavorare con accuratezza sul comunicato e sulle mailing list.
La stessa notizia avrà un aspetto totalmente diverso a seconda che esca su una testata generalista o specialistica.
Inviare lo stesso comunicato ad entrambe le testate è un errore: titolo, angolo di interesse e scelta dei termini devono adattarsi in modo che la notizia non risulti astrusa per il pubblico di una testata e superficiale per quello dell’altra.
Quindi, due liste distinte e due comunicati stampa distinti.
L’idea che un’email grafica e ben formattata aumenti le probabilità di lettura non trova riscontro nei dati.
Secondo il report “Giornalisti e uffici stampa 2026”,
Vuoi essere davvero accurato e dimostrare la tua accuratezza al giornalista? Fatti dire come preferisce ricevere il comunicato, annota anche questo dettaglio nella sua scheda e a costo di complicarti un po’ la vita crea liste distinte anche in base a questo criterio.
Attenzione anche alla lunghezza: per il 76% dei giornalisti, il comunicato ideale non supera le 600 parole.
“Ha ricevuto il comunicato?” Il follow-up telefonico non piace ai giornalisti.
Il dato dalla report è netto:
Anche in questo caso vale la pena di capire in che modo preferisce essere contattato il giornalista e annotare la preferenza nella sua scheda.
Ogni giorno nascono nuovi blog e testate, altre chiudono, i giornalisti si spostano, cambiano redazione e recapiti e bastano poche settimane per rendere una lista obsoleta. Una lista non aggiornata produce bounce, segnalazioni spam e, di conseguenza, danni alla reputazione del dominio.
Non solo: il GDPR, regolamento europeo per la protezione dei dati, si applica anche all’invio di comunicati stampa. Utilizzare dati al di fuori del legittimo interesse, per esempio inviare un comunicato che parla di automotive a un giornalista che nel frattempo è passato ad occuparsi di pesca, oppure non dare tempestivamente seguito alla richiesta di disiscrizione da una lista, espone l’ufficio stampa e il cliente a contestazioni e pesanti sanzioni.
Da oltre 35 anni, Mediaddress è il punto di riferimento dei più importanti uffici stampa e non solo di quelli italiani: delle prime 20 agenzie mondiali che operano in Italia, 19 sono nostre clienti da anni.
Oggi Mediaddress offre una suite completa di funzionalità per l’invio di comunicati stampa che copre l’intero flusso di lavoro, dall’aggiornamento certificato dei contatti fino alla rassegna stampa.
Ecco in che modo ti aiuta a creare e gestire le tue mailing list a regola d’arte.
Ogni anno Mediaddress esegue 170k verifiche, 80k aggiornamenti e analizza 3,7 milioni di articoli per offrirti tutte le informazioni necessarie a selezionare i giornalisti con la massima precisione.
Oltre a consentirti una ricerca incredibilmente granulare, con oltre 500 parametri, l’intelligenza artificiale di Mediaddress può incrociare il contenuto del tuo comunicato con milioni di articoli per individuare in pochi istanti i giornalisti potenzialmente più interessati, a partire da ciò di cui hanno scritto di recente.
In ogni scheda del giornalista, oltre a tutte le informazioni di base, dai recapiti agli ultimi articoli scritti, vengono riportati automaticamente gli invii, le aperture e tutte le note che aggiungerai nel tempo.
Mediaddress è responsabile della raccolta e del trattamento per tutti i contatti presenti nel suo database: accerta il legittimo interesse, conserva i dati con i necessari standard di sicurezza e, quando richiesto, provvede alla cancellazione dei contatti dalle liste. Questo permette ai suoi abbonati di concentrarsi sul lavoro vero, senza perdere tempo dietro alla burocrazia e senza doversi preoccupare di contestazioni e sanzioni fino a 20 milioni di euro e al 4% del fatturato globale annuo.
Mediaddress è la prima ed unica azienda del settore certificata ISO 9001 per la qualità del dato e ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni. Due certificazioni che fanno la differenza tra le promesse commerciali che tutti possono fare e la garanzia di serietà certificata che, ad oggi, solo Mediaddress è in grado di offrire.
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Pochi. Secondo il report “Giornalisti e uffici stampa 2026”, prodotto intervistando 800 giornalisti europei, solo l’11,1% legge più dell’80% dei comunicati ricevuti. Il 30,7% ne legge tra il 10 e il 30%. Il problema principale, citato dall’81% del campione, è la mancanza di pertinenza rispetto ai propri argomenti.
Allegato email o testo semplice nel corpo del messaggio. Il 52,1% dei giornalisti europei preferisce l’allegato, il 40,2% il testo diretto nell’email. Solo il 3,5% preferisce le email HTML grafiche. La semplicità è il formato professionale per eccellenza.
Nella maggior parte dei casi è controproducente. Il 76% dei giornalisti vuole un follow-up solo se lo ha esplicitamente richiesto, e il 12,9% non lo vuole mai. I follow-up non richiesti sono il terzo fattore che porta un giornalista a inserire un ufficio stampa in blacklist.
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